Ridurre i fitofarmaci: l’obiettivo europeo che riguarda i produttori, non gli agricoltori, e che si scontra con protocolli troppo rigidi

2026 ~ Ridurre i fitofarmaci: l’obiettivo europeo che riguarda i produttori, non gli agricoltori, e che si scontra con protocolli troppo rigidi

 Negli ultimi anni gli organi competenti — Commissione Europea, Ministero dell’Agricoltura, PAN nazionale — hanno ribadito un messaggio chiaro: ridurre l’uso dei fitofarmaci è una priorità strategica.

 

L’agronomo presenta al coltivatore una nuova formulazione tecnica con dosi ottimizzate, frutto di ricerca e innovazione. L’agricoltore, soddisfatto, osserva anche la tanica blu AcquaBase, simbolo di una miscela più efficiente e sostenibile.

 

Lo chiedono il Green Deal, la strategia Farm to Fork e la Direttiva sull’Uso Sostenibile. L’obiettivo è evidente: meno impatto, più efficienza, più sostenibilità.

Eppure, quando si passa dalla teoria alla pratica, agricoltori e tecnici si trovano davanti a un paradosso: si chiede di ridurre, ma le regole impediscono di farlo.

🚧 L’etichetta come legge: il vincolo che nessuno può ignorare

In Italia — come in tutta l’UE — l’etichetta di un fitofarmaco è un atto normativo vincolante. Non è un consiglio: è legge.

L’agricoltore deve rispettare:

  • dose indicata

  • numero massimo di trattamenti

  • intervalli obbligatori

  • volumi di distribuzione

  • colture autorizzate

Ridurre la dose senza una base tecnica certificata equivale a uso non conforme, quindi sanzionabile.

Ecco perché molti tecnici rispondono:

“Attenzione: ridurre le dosi è vietato.”

Non è un eccesso di prudenza. È la conseguenza diretta del quadro normativo.

Proroghe, deroghe e protocolli: un sistema che blocca l’innovazione

A complicare ulteriormente il lavoro degli agricoltori ci sono:

  • proroghe annuali di prodotti in scadenza

  • deroghe d’emergenza (art. 53)

  • revoche improvvise

  • protocolli interni delle cooperative

  • controlli di conformità molto rigidi

Il risultato è un sistema dove:

  • l’Europa chiede di ridurre

  • la tecnica permetterebbe di ridurre

  • ma la normativa e i protocolli impediscono di farlo liberamente

Un paradosso operativo che molti vivono ogni giorno.

🧩 Un episodio reale: quando il protocollo vince sulla tecnica

Molti anni fa, durante una consulenza, un agricoltore ti disse chiaramente che non poteva ridurre le dosi di rame, anche se le condizioni agronomiche lo avrebbero permesso.

Il motivo?

La cooperativa alla quale era associato vietava qualsiasi riduzione e controllava meticolosamente che tutti i trattamenti rispettassero i protocolli interni.

Non importava che:

  • la pressione della malattia fosse bassa

  • la coltura fosse in ottime condizioni

  • l’uso di AcquaBase avrebbe migliorato la miscela

  • la riduzione fosse tecnicamente sensata

Il protocollo era più forte della tecnica. E l’agricoltore, per non rischiare sanzioni interne, non poteva discostarsi nemmeno di un grammo.

Questo episodio è emblematico: la volontà di ridurre c’è, ma il sistema non permette di farlo.

🌱 Dove la riduzione è possibile (e legale)

La riduzione delle dosi non è vietata in assoluto. È vietata se altera la quantità di sostanza attiva che arriva al bersaglio.

Si può ridurre solo quando:

  • si migliora la distribuzione

  • si riduce la deriva

  • si ottimizza la miscela

  • si usano tecnologie certificate

  • si dimostra che la dose effettiva rimane quella prevista

È lo stesso principio applicato dall’UE nel caso del Captano: riduzione del 61% della dose applicata, ma solo se certificata.

🔍 Due modi di fare agricoltura: autonomia vs vincolo

Nel panorama agricolo italiano convivono due approcci opposti.

1️⃣ L’agricoltore autonomo (come Franco Veimaro, titolare di Vivai Veimaro)

Questa figura:

  • osserva le piante ogni giorno

  • calibra le attrezzature

  • ottimizza le miscele

  • riduce gli sprechi

  • migliora la bagnabilità

  • usa strumenti come AcquaBase per aumentare l’efficienza

E soprattutto:

non riduce per risparmiare, ma riduce perché ottimizza.

La sua è una riduzione basata su tecnica, esperienza e osservazione. Non è “fuori legge”: è agricoltura di precisione, resa possibile da autonomia decisionale e responsabilità diretta.

2️⃣ L’agricoltore vincolato (cooperative, protocolli, controlli)

Questa figura vive in un sistema dove:

  • le dosi non possono essere modificate

  • i trattamenti seguono un calendario fisso

  • ogni deviazione è vista come un rischio

  • la responsabilità è spostata dalla tecnica al protocollo

È un modello che garantisce uniformità, ma non permette miglioramenti.

📌 A chi è davvero rivolto l’appello europeo a ridurre i fitofarmaci

Negli ultimi anni si è diffusa l’idea — spesso in modo superficiale — che l’Europa stia chiedendo agli agricoltori di “usare meno prodotto”. In realtà, non è così.

L’appello alla riduzione non è rivolto agli utilizzatori finali, che sono vincolati dalle etichette e dai protocolli obbligatori. È rivolto invece a:

L’agricoltore può contribuire solo attraverso ottimizzazione, osservazione e buona tecnica, non attraverso riduzioni arbitrarie.

✔️ Conclusione

Ridurre i fitofarmaci è un obiettivo europeo chiaro e condivisibile. Ma non può essere scaricato sulle spalle dell’agricoltore, che è l’unico soggetto realmente vincolato da etichette, protocolli e controlli.

La riduzione deve partire:

  • dall’industria

  • dalla ricerca

  • dagli enti regolatori

  • dai sistemi di certificazione

L’agricoltore può ridurre solo quando la tecnologia glielo permette, come fanno i professionisti più autonomi — tra cui Franco Veimaro, titolare di Vivai VeimaroLuigi Menzio titolare di Tutto Zucche che migliorano la miscela, la distribuzione e l’efficienza senza violare la normativa.

 



 

È questa la direzione che può conciliare:

  • sostenibilità

  • efficacia

  • legalità

  • innovazione

E che può finalmente permettere all’agricoltura italiana di ridurre davvero l’impatto dei trattamenti, senza penalizzare chi lavora ogni giorno in campo.

In questo quadro, l’uso di un vettore fisico come AcquaBase di Torino, in tanica o autoprodotta, permette di stabilizzare la miscela, migliorare la distribuzione e aumentare l’efficienza dei trattamenti. Non cambia i protocolli: li rende più solidi.E quando il budget è limitato, questa differenza conta.

Oggi chi ottimizza ciò che già utilizza — senza stravolgere nulla — si mette in una posizione più resiliente, tecnica e sostenibile. Una posizione che, nel settore agricolo, vale molto più di quanto sembri.

Chi vuole un’agricoltura più sana e più resiliente oggi ha una strada concreta: autoprodurre, controllare, verificare.

L’innovazione non è un prodotto. È un metodo.

L’AcquaBase di Torino, integrata correttamente, rappresenta una leva tecnica semplice ma potente per migliorare la qualità del lavoro agricolo.

Il Metodo CercoSano è uno di questi strumenti: semplice, accessibile, aperto a chi desidera provarlo.

Per un Mondo più Sano! Soprattutto evitare più veleni!

 

LA SCHEDA TECNICA

 


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  • #AcquaBase dal 1997 è la Base della Gamma                                       CercoSano

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  • Carmine Zannella
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